Descrizione completa
A Roma trovare parcheggio vicino alla propria abitazione è diventato, per molti residenti, una vera e propria lotta quotidiana. Lo spazio stradale è una risorsa limitata e la sua scarsità produce una competizione permanente tra residenti, pendolari, visitatori e attività economiche. Chi torna a casa prima trova posto; chi arriva dopo deve continuare a cercarlo, spesso per molto tempo.
La proposta parte da una considerazione semplice: la possibilità di parcheggiare in prossimità della propria abitazione non dovrebbe essere lasciata interamente alla casualità o alla capacità di competere per una risorsa scarsa. Per questo propone di istituire, sulle strade comunali e municipali, un posto auto riservato a ogni nucleo familiare anagraficamente residente, prevedendo, quando possibile, che il posto sia collocato entro un'area raggiungibile a piedi in dieci minuti. Non si tratta semplicemente di dipingere nuove strisce sull'asfalto.
Il principio della garanzia.
La novità fondamentale della proposta è che il Comune non si limita più a regolamentare la sosta esistente: assume come obiettivo la garanzia dell'accesso alla sosta per i residenti. Questo cambia il modo di affrontare la scarsità. Se in una determinata zona i posti disponibili sulla strada non sono sufficienti, la questione non può essere risolta semplicemente lasciando che i residenti competano tra loro. L'amministrazione deve invece interrogarsi su come reperire la capacità di sosta necessaria: attraverso la riorganizzazione dello spazio stradale, costruendo parcheggi pubblici gratuiti sotterranei oppure offrendoli tramite convenzioni, acquisizione o locazione di posti in autorimesse esistenti o altre soluzioni compatibili con il territorio. La proposta, proprio perché stabilisce un principio generale senza predeterminare una singola soluzione tecnica, lascia all'amministrazione la scelta degli strumenti con cui realizzarlo.
Dalla scarsità alla rendita.
Questo introduce una questione più ampia: la rendita urbana. Quando una risorsa urbana è scarsa, il suo valore tende a essere trasferito a chi è in grado di controllarla o di pagarla. Anche il parcheggio partecipa a questo meccanismo. La scarsità di posti può aumentare l'attrattività di determinate abitazioni, accrescere il valore dei box e delle autorimesse e creare una domanda privata di parcheggio che può essere soddisfatta a prezzi di mercato. La proposta introduce invece un principio diverso: l'accesso alla sosta residenziale deve essere garantito prima che la scarsità possa essere trasformata semplicemente in una rendita. Non significa eliminare i parcheggi privati né impedire la loro attività economica. Significa evitare che, in assenza di una garanzia pubblica, l'unico modo per avere la certezza di parcheggiare vicino casa sia acquistare o affittare privatamente un posto auto.
Una forma non ortodossa di città pubblica.
È qui che la proposta assume un significato urbanistico più ampio. Non propone direttamente nuove case popolari, non introduce un controllo degli affitti e non costruisce una tradizionale politica di edilizia pubblica. Parte da qualcosa di apparentemente molto diverso: il posto auto. Ma il meccanismo è quello della città pubblica. Una risorsa urbana viene riconosciuta come necessaria alla vita quotidiana dei residenti e il suo accesso viene sottratto, almeno in parte, alla pura competizione di mercato. È quindi una forma non ortodossa di città pubblica: non attraverso la proprietà pubblica dell'abitazione, ma attraverso la garanzia pubblica di accesso a una risorsa urbana.
Un possibile strumento contro la gentrificazione.
La proposta può avere anche un effetto sulla permanenza dei residenti nei quartieri. Un quartiere diventa più difficile da abitare quando i costi e le condizioni necessarie alla vita quotidiana aumentano continuamente. Garantire una risorsa oggi scarsa significa ridurre almeno una componente di questa pressione. Ma c'è un aspetto ancora più importante: il posto assegnato non dovrebbe diventare un bene patrimoniale del proprietario dell'abitazione. È un diritto connesso alla residenza, non un nuovo diritto immobiliare. Il posto non dovrebbe quindi poter essere venduto, affittato o trasferito insieme all'immobile. Cambiando la residenza, cambia il titolare del diritto. In questo modo il beneficio rimane pubblico e continua a essere destinato a chi effettivamente vive nel quartiere.
Prima il residente, poi il mercato.
La proposta stabilisce inoltre una distinzione tra due categorie di utilizzatori dello spazio stradale. Da una parte: il residente, al quale viene garantita la possibilità di parcheggiare; dall'altra: chi utilizza temporaneamente lo spazio urbano, per il quale la sosta può essere regolata e tariffata. La stessa relazione della proposta evidenzia questa conseguenza: una volta garantita la disponibilità del posto per i residenti, Roma Capitale può intervenire più efficacemente sulla regolamentazione della sosta e sulla configurazione delle strade, trasformando la sosta restante in sosta tariffata e recuperando spazio per marciapiedi, piste ciclabili e interventi di sicurezza.
Il paradosso: garantire il parcheggio per ridurre il dominio dell'automobile.
La proposta contiene quindi un apparente paradosso. Garantire un posto ai residenti può sembrare una politica a favore dell'automobile. Ma il suo effetto può essere esattamente l'opposto sullo spazio pubblico. Oggi ogni posto auto sulla strada è contemporaneamente: una risorsa per il residente; una possibilità per il visitatore; uno spazio conteso; un ostacolo alla trasformazione della strada. Se il residente ha invece una garanzia, l'amministrazione può intervenire sul resto dello spazio senza scaricare il costo della trasformazione proprio su chi abita nella strada. Si può quindi: ridurre la sosta libera; tariffare la sosta non residenziale; ampliare i marciapiedi; creare alberature e spazi pedonali; realizzare piste ciclabili; migliorare la sicurezza stradale. La garanzia del residente diventa così la condizione per poter ridisegnare la strada. Non una politica dei parcheggi, ma una politica della città. La proposta parte dunque da un problema molto concreto — la ricerca quotidiana del parcheggio — ma introduce una questione molto più generale.
Chi ha diritto ad accedere alle risorse della città?
Se lo spazio urbano è una risorsa pubblica, la sua scarsità non deve necessariamente essere risolta attraverso la capacità economica individuale. La proposta introduce un principio: chi risiede stabilmente in un quartiere deve avere un accesso garantito alle risorse urbane essenziali alla propria vita quotidiana. Il parcheggio è soltanto il primo caso. È una politica di redistribuzione dello spazio pubblico, di contenimento della rendita derivante dalla scarsità e, indirettamente, di tutela della permanenza dei residenti. Per questo la proposta può essere letta non semplicemente come una nuova regolamentazione della sosta, ma come un modo non convenzionale di costruire città pubblica. Una città nella quale abitare non significhi necessariamente essere costretti a comprare sul mercato ogni condizione necessaria per poter rimanere.